Pubblichiamo l’interessante articolo del prof. Vincenzo Toscani, corrispondente del nostro Istituto, sulla storia di don Domenico Bianchi il “prete garibaldino” di Oriolo.
Oriolo: Paese risorgimentale.
Intitolazione di una via a Padre Domenico Bianchi il prete garibaldino di
Oriolo : Vincenzo Toscani
Don Domenico Bianchi, appartenente all’Ordine dei Claustrali di San
Francesco d’Assisi, sarà ricordato con una targa in una via del Centro
storico come il “prete garibaldino” di Oriolo. Su indicazione del Comm.
Prof. Vincenzo Toscani, membro della Commissione di toponomastica e
corrispondente territoriale dell’Istituto per la storia del Risorgimento
Italiano-Comitato provincial di Cosenza, diretto dal prof. Giuseppe Ferraro,
la Giunta Municipale, presieduta dalla sindaca Simona Colotta, con
delibera n. 70 del 10 aprile 2024, ha proposto al Sig. Prefetto
l’intitolazione di una via a don Domenico Bianchi.
Il proponente ha sottolineato come la figura del prete oriolese si
inserisce, a buon ragione e a pieno titolo, nelle vicende risorgimentali, che
portarono all’Unità d’Italia. Don Domenico Bianchi, al secolo Carlo,
nacque a Oriolo il 20 agosto 1834 in Strada “Terra”, l’attuale centro
storico di Oriolo, da Domenico Bianchi e da donna Teresa Giannotti,
appartenente ad una famiglia molto abbiente. Carlo Bianchi fu cresciuto
dalla madre nella devozione di San Giorgio e di San Francesco di Paola, di
cui si conservava il venerabile alluce, donato a padre Dionisio Colomba da
Caterina dei Medici, regina di Francia.
Il giovane Carlo, colpito da vocazione religiosa, vestì l’abito del
Terzo Ordine dei Claustrali di San Francesco d’Assisi, di cui esisteva in
Oriolo un maestoso convento, edificato dietro bolla di papa Eugenio IV del
- Carlo, entrato nell’ordine volle chiamarsi fra Domenico e, ordinato
sacerdote, diventò padre Domenico da Oriolo.
A Napoli, oltre ad acquisire i rudimenti in teologia, maturò le nuove
idee liberali. Il 23 gennaio da sacerdote celebrò il primo battesimo nella
Chiesa “San Giorgio martire” su licenza dell’arciprete Aloj. Durante la
breve permanenza da prete a Oriolo seminò nei giovani le idee liberali e
dell’Unità d’Italia. Il 5 maggio 1860 partirono da Quarto “I Mille”
volontari garibaldini. Il 22 agosto, al comando di Francesco Fasolo,
partirono da Rocca Imperiale 22 giovani volontari per unirsi alla “colonna
Pace”. Strada facendo, si unirono volontari di Amendolara e di Cassano.
Da Oriolo partì padre Domenico Bianchi, seguito da 97 giovani, come
accertato dal Sottoprefetto e comunicato dal Prefetto al Ministro di Grazia
e Giustizia. Padre Domenico, per la propaganda antiborbonica e per
l’adesione alle idee liberali fu estromesso dall’Ordine.
Il 26 agosto insorse Catanzaro e il 27 Cosenza. Le bande di Cosenza
e Castrovillari incalzarono i borbonici, comandati da Giuseppe Ghio,
battuto a Soveria Mannelli dai garibaldini di Francesco Stocco. Garibaldi,
comunicando la disfatta di Ghio, annunziò enfaticamente che i suoi “bravi
calabresi” avevano fatto deporre le armi a 14 mila uomini borbonici. Il 1°
settembre Garibaldi giunse a Cosenza e salutò i Cosentini dal balcone della
Prefettura; poi proseguì per Padula.
Ai garibaldini si aggregò una brigata lucana di circa 2.000 volontari.
Il 5 settembre a Napoli fu affisso un proclama con cui il re Francesco II
informò i sudditi della sua partenza per Gaeta e chiese all’onore e al
“civismo del sindaco di Napoli” e del comandante della Guardia cittadina
di evitare “i disastri della guerra civile”. Il sindaco di Napoli era l’avv.
Giuseppe Pignone del Carretto, nato nel castello di Oriolo nel 1813.
Domenico Musso di Peralta, pronipote di Giuseppe Pignone del Carretto
per via materna, durante la 1° Giornata per la valorizzazione del Centro
Storico, organizzata dall’Assessore alla Cultura del Comune di Oriolo,
Prof. Vincenzo Toscani, il 22 aprile 1988, raccontò dettagliatamente il
viaggio di Garibaldi e del bisnonno fra Vietri sul Mare e Napoli.
Alle ore 12 del 7 settembre 1860 il convoglio speciale, su cui
viaggiavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Pignone del Carretto, giunse a
Napoli. Don Domenico Bianchi e i suoi giovani garibaldini oriolesi furono
presenti in tutte le vicende, che coinvolsero l’esercito del “Generale”.
Finita l’epopea garibaldina, l’ex prete don Domenico Bianchi e i suoi
giovani presero la via del ritorno per Oriolo, delusi di aver sognato
un’Italia unita e repubblicana. A quel punto sarebbe stato meglio un’Italia
sotto l’egida del papa per come aveva ipotizzato Gioberti, invece della
monarchia sarda-piemontese.
Il claustrale Domenico Bianchi fu sospeso a divinis dal vescovo di
Anglona – Tursi, mons. Gennaro Maria Acciardi. Il vescovo Acciardi,
apertamente filo borbonico ordinò ai sacerdoti di estorcere nelle
confessioni i nomi dei liberali, sparsi in tutta la diocesi anglonetana. Padre
Domenico non fu più riabilitato e ritornò a essere Carlo Bianchi. Non
avendo un mestiere chiese aiuto al Comune di Oriolo. Il 30 gennaio 1865 la
Giunta municipale, presieduta dal sindaco G. Ferrara, propose la sua
assunzione. Il certificato confermò che effettivamente i giovani, che
seguirono Garibaldi, furono 97.
Il Consiglio comunale, in omaggio al passato di padre Domenico,
riconoscendo i suoi meriti per il contributo dato all’Unità d’Italia, per aver
avuto il coraggio di non rinunciare alle proprie idee e al sogno di una
società diversa, gli offrì il modesto impiego di cancelliere comunale, con
la misera retribuzione di lire 25 e centesimi 50. Il 28 gennaio 1875 gli fu
affidato l’incarico di segretario con delega del sindaco quale Ufficiale di
Stato civile. La delega, debitamente approvata dagli Organi superiori, gli
fu rinnovata il 2 febbraio 1884.
Padre Domenico Bianchi, sebbene fosse caduto sotto la scure della
reazione del vescovo Acciardi, non rinunciò a educare i giovani alle nuove
idee di libertà e dell’Italia unita per cui combatté. Padre Domenico, che a
Oriolo tutti chiamavano “il prete garibaldino”, non ebbe vita lunga perché
morì in Oriolo all’età di cinquantanove anni, il 5 marzo 1893. Non
sappiamo se prima della morte fosse stato integrato nella funzione
sacerdotale. È certo che morì cristianamente. L’arciprete Pietro Greco, che
dal 3 gennaio 1883 era alla guida del clero di Oriolo, così annotò nel
Registro degli Atti di morte del Marzo 1893 – Atto n. 17- Bianchi Carlo – Il
giorno 5 di Marzo (1893) è morto Carlo Bianchi di anni cinquantanove,
figlio di Domenico e Giannotti Teresa, celibe, munito ecc. La dicitura “munito ecc.” indica che Carlo Bianchi, già padre Domenico, prima di
morire chiese i conforti religiosi.
Prof. Vincenzo Toscani, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana
Notizie tratte dal libro: Vincenzo Toscani, ORIOLO NELLA STORIA, Vol.
II.





