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Oriolo, 4 novembre 2025 – Festa dell’Unità d’Italia e delle Forze Armate.

Intervento del Comm. Prof. Vincenzo Toscani.

Nicola Giannettasio, un soldato della “Grande
Guerra” e un luminare della chirurgia (Oriolo,
1866 – Firenze, 1925)

Nicola Giannettasio, che tutti chiamavano “Il
Professore”, nacque in Oriolo (CS) nell’omonimo
Palazzo del “Rione Terra” il 24 gennaio 1866 da
Giuseppe di Antonio e dalla baronessa Rosina De
Simone di Rossano. Nello stesso giorno il padre ne
dichiarò la nascita a Giorgio Ferrara, sindaco e
Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Oriolo,
dichiarando di volergli dare il nome di Nicola,
Alfonso, Luigi.

Atto di nascita di Nicola Giannettasio

Già dalla prima infanzia Don Nicola provò le prime sofferenze. Aveva tre anni quando morì il padre Giuseppe, deceduto il 5 settembre 1869 e sepolto nella Chiesa Madre di Oriolo. A sei anni perdette il fratello Alessandro. Donna Rosina fece erigere nella Chiesa Madre due lapidi: una lapide tombale per il marito Giuseppe e una lapide commemorativa per il figlio Alessandro. Rimasero in casa soltanto Giorgio, Felicia, Aura e Nicola. Nicola visse i primissimi anni fra Oriolo e Rossano dove c’erano i nonni materni. Ricordò sempre Rossano come una seconda patria.

A sette anni fu mandato a Grosseto, presso il “Regio Convitto Vittorio Emanuele”, dove studiava il fratello Giorgio. Vi rimase fino alla classe II Liceo. Non completò gli studi perché, volendo avviarsi alla carriera militare, si iscrisse all’Accademia di Modena. Dissuaso dalla madre, prosegui gli studi classici al Liceo “Tolomei” di Siena. Fu a Siena che, a soli 26 anni e “a pieni voti assoluti”, si laureò in Medicina il 30 giugno 1892. Appena laureato, cominciò ad esercitare la sua professione di medico a Oriolo, ma i suoi traguardi erano da realizzarsi altrove. 

A 27 anni iniziò la sua carriera universitaria a Siena. Nel 1898 era a Bologna. Nel 1908 si trasferì a Firenze dove ricoprì la carica di “Professore Pareggiato di Clinica Chirurgica, Medicina Operatoria e di Traumatologia nel R. Istituto di Studi Superiori e di Direttore – Chirurgo primario dell’Ospedale “San Giovanni di Dio”. Firenze fu la sua terza patria e a Firenze pubblicò nel 1923: L’Ospedale di S. Giovanni di Dio: La sua storia, la sua chirurgia. Il S. Giovanni di Dio gli ricordava l’Ospedaletto, che lui voleva costruire a Oriolo, ma che non realizzò per contrasti politici. 

A memoria d’uomo si ricordano gli interventi a cittadini, affetti da appendice infiammata o da ernia crurale, nel suo studio di Oriolo, che aveva attrezzato a piccola sala operatoria. Ovviava alle infezioni post operatorie utilizzando come disinfettante il Clorosol Giannettasio, da lui creato.

Il 28 dicembre 1908, alle ore 5:20:27 la Calabria meridionale e la Sicilia furono sconvolte da un forte terremoto dell’XI grado Mercalli, seguito da un maremoto, provocò 200mila morti fra Messina e Reggio Calabria. Fra le macerie accorse il calabrese Nicola Giannettasio con i suoi medici e infermieri. Accorse anche un gruppo di volontari cosentini, guidati da Pietro Mancini, padre di Giacomo, che aveva aperto a Cosenza una sezione del Partito Socialista.

Il 28 giugno 1914 durante una manifestazione a Sarajevo l’erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico l’arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sophie subirono un attentato, provocando la morte di entrambi. Questa fu la scintilla che il 28 luglio 1914 fece scoppiare la Prima Guerra Mondiale o “Grande Guerra”. Il 24 maggio del 1915 l’Italia entrò in guerra contro l’impero Austro-Ungarico. Tra il giugno e l’agosto 1916 una Commissione istituì ed attrezzò cinque ambulanze chirurgiche, che erano degli ospedali chirurgici mobili, dotati di speciali attrezzature in modo da operare i feriti in condizioni difficili. Il personale medico era composto da un maggiore medico, che fungeva da direttore e 9 ufficiali medici. Le ambulanze chirurgiche sorsero per risolvere uno dei più grandi e discussi problemi della chirurgia di guerra e cioè il trattamento delle ferite cavitarie e soprattutto delle ferite penetranti dell’addome. 

Il tenente colonnello Nicola Giannettasio, spinto dall’amore per la Patria, sebbene cinquantenne la volle servire, mettendo a disposizione la sua esperienza di provetto chirurgo. Aderì all’arruolamento da volontario e gli fu assegnata la IV Ambulanza Chirurgica d’Armata in qualità di direttore. Partì da Bologna per il fronte il 2 giugno 1916. L’8 agosto era con la sua Ambulanza a Falcade, in provincia di Belluno, ai piedi della Marmolada, per garantire l’assistenza medico-sanitaria ai soldati feriti in vicinanza delle zone di combattimento. Quando gli Austriaci abbandonarono “la città fra i ghiacci”, che avevano costruito al di sotto del ghiacciaio e nella roccia, l’esercito italiano fu spostato lungo la linea del Piave a seguito dello sfondamento di Caporetto nell’ottobre 1917.

Dalla Marmolada il Giannettasio fu destinato a Gradisca sulla riva destra dell’Isonzo nei locali di una ex caserma austriaca. Un’infermiera volontaria della Grande Guerra, così ricordò: “Noi siamo al piano superiore e di sotto a noi è la quarta Ambulanza Chirurgica d’Armata del prof. Giannettasio, con feriti gravissimi, tutti cranici, addominali e spinali”. I feriti provenivano dai fronti del Carso, dai Monti S. Michele, S. Martino, dove combatté Giuseppe Ungaretti. Sul fronte di Gradisca operavano dei soldati oriolesi, che certamente incontrarono il loro concittadino per parlare delle loro famiglie e delle festività dei Santi Patroni: S. Giorgio e S. Francesco di Paola. 

Sul Carso operava l’XI Corpo d’Armata e allora l’ufficiale medico Giannettasio fece sistemare la IV Ambulanza nelle grotte di Devetaki, nel Vallone del Carso, a 3-4 km dalle trincee per soccorrere, operare e curare i feriti più gravi nel più breve tempo possibile. Il Giannettasio operava H 24 o, addirittura, per 36 ore di seguito. In due anni, dal 1916 al 1918, furono soccorsi quasi seicento feriti all’addome e al torace. La metà degli operati guarì completamente. Il Giannettasio a pagina 87 del suo libro Gli addominali di Guerra definì la sua opera: “chirurgia delle Grotte”. 

Dal 12 novembre 1917 al 15 aprile 1918 l’Ambulanza operò nei pressi di Treviso e il 15 aprile “ebbe l’ordine di trasferirsi a Falzè, a sud del Montello”. 

Dal 24 ottobre al 4 novembre 1918 ci fu la battaglia di Vittorio Veneto o “terza battaglia del Piave”. La sua Ambulanza era a 7 km dalle trincee di prima linea sul Montello. Il Giannettasio “vide la rotta disordinata degli Austriaci e salutò la vittoria delle armi italiane sul Piave”. Il 4 novembre 1918 entrò in vigore l’armistizio fra l’Italia e l’Impero Austro-Ungarico che dette fine alla guerra, durata 4 anni e 106 giorni. Ai combattenti fu donata una medaglia ricordo e il titolo di “Cavalieri di Vittorio Veneto”.

Don Nicola, abbandonato l’abito militare, ritornò al suo Ospedale di Firenze dove morì il 17 giugno 1925. Aveva 59 anni. 

Così scrisse di lui il primario del S. Giovanni di Dio: “Uomo Grande ed universalmente amato… Scienziato e chirurgo di altissimo valore. Egli avrebbe potuto, se avesse voluto, assurgere ai più alti onori ed alle più grandi ricchezze. Invece è morto quasi povero, nella semplicità nuda della sua camera d’ospedale… Egli visse soprattutto per i poveri e pei sofferenti di cui si sentiva fratello, elargendo a piene mani il danaro, che era il frutto del suo lavoro e i tesori inesauribili del suo spirito elevatissimo”.

Le sue spoglie riposano a Firenze nel cimitero monumentale di S. Miniato al Monte.

L’illustre Oriolese volle fare la sintesi della sua vita con la frase scolpita per sua volontà sulla tomba: Qui giace un Umile che molto soffrì e molto beneficò

Per onorare “l’Illustre Estinto” furono costituiti dei comitati per le onoranze nei paesi che più amò: Oriolo, Rossano Cal., Firenze. 

A Rossano, dove fu Direttore sanitario onorario, gli fu intitolato l’Ospedale, che ancora oggi porta il suo nome e fu eretto un busto uguale a quello di Oriolo.

A Firenze, nell’ospedale “S. Giovanni di Dio”, fu posta una lapide su cui si legge: NICOLA GIANNETTASIO CHIRURGO GINECOLOGO INSIGNE QUI DIRETTORE SAPIENTE BENEFICÒ DAL 1909 AL 1925.

A Oriolo il 21 novembre 1926 un Comitato, appositamente costituito, decise di dedicargli una lapide, poi affissa sulla parete di Palazzo Giannettasio in Via della Concezione. Si legge: 

In questa casa nacque il 24 gennaio 1866 il Prof. Niccola Giannettasio morto in Firenze il 17 giugno 1925 patologo e chirurgo insigne che facendo della scienza strumento di bene dalla magione ai tuguri della trincea agli ospedali dalla cattedra alle case di cura agli eletti e agli umili prodigò ovunque i tesori della sua sapienza il paese nativo grato e memore 1927 – Anno V

Contestualmente fu deciso di erigere un monumento in bronzo in Piazza dell’Incoronata, dove oggi si trova, e di intitolargli il corso, oggi noto come “Corso Giannettasio”.

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