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QUANDO LA PACE SI IMPARA DAL SILENZIO: PIETRAPAOLA RICORDA!

Quando la tromba ha intonato “Il Silenzio”, Pietrapaola si è fermata. Un istante di commozione, settant’anni di memoria, un impegno che passa di mano in mano: ricordare per non ripetere

13 Novembre 2025 Antonio Loiacono 

Uno spicchio di luna, ancora sospeso nel cielo chiaro del mattino, vegliava su Piazza Rio mentre Pietrapaola si preparava a un giorno speciale.

La pietra del monumento ai caduti brillava di una luce nuova, come se in quella mattina di novembre la storia avesse deciso di respirare ancora, tra la voce del vento e i passi della gente.

Poi, il silenzio. Non quello dell’attesa, ma quello sacro della memoria: Il Silenzio — il brano più solenne delle cerimonie militari — suonato da un militare del Primo Reggimento Bersaglieri di Cosenza, ha attraversato la piazza come una lama dolce e struggente e le note si sono arrampicate sulle case, trafiggendo l’aria limpida. 

Poco più in là, i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri della Stazione di Scala Coeli rendevano onore ai caduti con il saluto militare.

In quell’istante, Pietrapaola si è fermata. Tutto — il cielo, la pietra, le voci — è sembrato piegarsi in un unico gesto di rispetto.

L’iniziativa, promossa dall’Associazione Ricchizza – Calabresi nel mondo, insieme all’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano (Comitato Provinciale di Cosenza), al Comune di Pietrapaola, all’Istituto Comprensivo Mandatoriccio e ad altri enti e istituzioni, ha riunito cittadini, studenti, autorità civili, militari e religiose in un momento di profonda partecipazione.

Dopo l’alzabandiera e la deposizione della corona d’alloro, la voce dei ragazzi della Scuola Secondaria di Primo Grado di Pietrapaola ha dato vita ai nomi incisi sulla lapide.

Hanno raccontato le storie dei soldati di Pietrapaola con parole semplici e luminose, trasformando il ricordo in una lezione di umanità e appartenenza.

Accanto a loro, l’Esercito Italiano, una squadra guidata dal Colonnello Massimo Salvemini, si schierava composto accanto al monumento testimoniando, con la loro presenza discreta, che la memoria non appartiene al passato, ma al dovere quotidiano di chi oggi serve il Paese.

La seconda parte della cerimonia si è svolta nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove il professor Luciano Crescente, coordinatore dell’evento, ha ricordato come la memoria dei caduti non sia solo un atto cerimoniale, ma una forma di resistenza morale.

Ricordare significa custodire il senso della libertà. Ogni nome inciso su quella pietra è un frammento della nostra identità collettiva, una promessa che ci impegna a difendere la pace.”

            Il suono della tromba sembrava ancora vibrare tra le pareti della chiesa, quando la comunità si è

             raccolta per commemorare anche la Strage di Nassiriya.

Ventidue anni dopo, il 12 novembre continua a portare con sé quella ferita: venti vite spezzate in Iraq nel 2003, simbolo di un sacrificio che unisce idealmente passato e presente, generazioni e uniformi diverse, sotto la stessa parola: servizio.

Nel suo intervento, la sindaca di Pietrapaola, Manuela Labonia, ha restituito al momento tutto il suo valore civile e umano:

Ogni anno, quando ci ritroviamo davanti a questo monumento, non celebriamo soltanto il ricordo. Rinnoviamo un impegno: quello di costruire un futuro degno del sacrificio di quei giovani che partirono senza sapere cosa li aspettava. Hanno lasciato le loro case e la loro giovinezza per un ideale più grande: libertà e democrazia. Oggi tocca a noi custodirli.”

La dottoressa Assunta Scorpiniti, direttrice del Museo Civico di Cariati, ha parlato con la passione di chi ha fatto della memoria la propria missione:

La memoria è una maestra severa ma indispensabile. Non serve solo a ricordare il dolore, ma a trasformarlo in consapevolezza. Dobbiamo educare i nostri giovani a riconoscere le radici della guerra — egoismo, avidità, indifferenza — per scegliere ogni giorno la via opposta: quella della pace.

La dottoressa Mirella Pacifico, dirigente dell’Istituto Comprensivo Mandatoriccio, ha affidato invece ai ragazzi un compito che suona come una promessa:

Questi studenti sono i custodi del domani. Ricordare significa imparare a scegliere la pace, a costruirla con gesti quotidiani. Ogni parola ascoltata oggi è un seme che potrà germogliare nel loro futuro.”

Nel suo saluto, Vincenzo De Vincenti, presidente dell’Associazione Ricchizza, ha espresso un pensiero che racchiude il senso profondo dell’evento:

Questa giornata ci ricorda che il nostro legame con il territorio non è solo affettivo, ma civile. L’Associazione Ricchizza sarà sempre pronta a collaborare con le istituzioni e con la scuola per valorizzare le nostre radici, perché la memoria non è nostalgia: è il fondamento su cui costruire il futuro.”

Le sue parole, pronunciate con semplicità, hanno restituito l’immagine più autentica di Pietrapaola: una comunità piccola ma fiera, capace di unire passato, presente e futuro in un unico abbraccio.

Il professor Giuseppe Ferraro, direttore del Comitato Provinciale dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, ha offerto una riflessione ampia e lucida sul ruolo della Prima Guerra Mondiale nella trasformazione geopolitica dell’Occidente, ricordando come ogni conflitto lasci dietro di sé fratture che attraversano i secoli.
La storia –ha sottolineato- non è solo cronaca di battaglie, ma memoria di scelte collettive che ancora oggi definiscono chi siamo.”

Accanto alle autorità civili e militari, la presenza di don Raffaele Forellino, amministratore parrocchiale di Pietrapaola, ha donato alla mattinata un tono spirituale e familiare.

Nel suo breve ma intenso saluto, ha invitato tutti a vedere in quella cerimonia “non solo un rito di memoria, ma un gesto di fede nella vita, un segno di continuità tra chi è stato e chi sarà.”

A conclusione della cerimonia, Luciano Crescente ha citato il mito greco di Pólemos e Eirene — la guerra e la pace — ricordando che la loro contesa è eterna, ma non inutile.

Poi, i versi del poeta Vito Sorrenti, tratti dalla lirica Non canto i sussurri del vento (2024), hanno sigillato il momento con un messaggio che attraversa il tempo: “ci sono valori che non invecchiano, che sopravvivono ai secoli perché appartengono all’anima dell’uomo”.

Quando la cerimonia si è conclusa, la luna era scomparsa del tutto, inghiottita dalla luce chiara del mattino.
Eppure, il suo riflesso sembrava restare sulle pietre del monumento, come un segno silenzioso di continuità.
Pietrapaola ha salutato i suoi caduti con rispetto e gratitudine, ma anche con la consapevolezza che la pace non è un dono: è una responsabilità che si rinnova, ogni giorno, in ogni gesto.

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