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Buon 2026!

Il 2025 è stato un anno ricchissimo di eventi, pubblicazioni, dibattiti e tanto altro per il nostro Comitato di Cosenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano diretto dal prof. Giuseppe Ferraro. Abbiamo interagito e lavorato con enti, scuole, associazioni, università e istituti culturali, sia a livello territoriale che nazionale. Questi risultati sono il frutto del lavoro sinergico e attivo degli organi del nostro Istituto: dal Comitato Scientifico al Consiglio Direttivo, dalla Commissione didattica ai Corrispondenti territoriali e per la didattica, incluso il neonato Osservatorio dei Giovani Universitari, coordinato dal Dott. Quintino Berardi. In questi mesi abbiamo intensificato la nostra azione anche attraverso i social (Instagram, Facebook, YouTube, Sito web, TikTok…) e i giornali. Abbiamo continuato ad incrementare l’originale e dinamica mappa tematica digitale, “Gli Itinerari di Clio” e inaugurato anche una sezione di “cultura popolare”, nella quale proponiamo stralci del passato più recente e del folklore calabrese, ed una sezione sui filmati storici. Sono stati presentati nuovi format come il “Progetto sull’emigrazione”, “La storia siamo noi” e le pillole di storia “Accadde oggi”. L’Osservatorio dei Giovani Universitari ha lavorato fortificando la sua presenza sul territorio nazionale e internazionale, tenendosi aggiornato continuamente sull’offerta formativa, l’insegnamento della storia e la sua declinazione nel discorso pubblico. È stato inaugurato anche l’Osservatorio per le Questioni di Genere e l’Inclusione Scolastica “Anna Maria Ferraro”, coordinato da Adalgisa Arcuri. In occasione del novantesimo anniversario di attività del nostro Comitato di Cosenza il Dott. Prospero Mazza si è occupato di un progetto che ripercorre la storia del nostro comitato. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il sostegno delle varie associazioni, dei Comuni e dei membri del nostro Comitato che, con sincera filantropia e amore per la cultura e il territorio, hanno continuato a rendere possibile tutto questo, progettando anche nuove attività per il futuro. Con sincera gratitudine, Buone Feste e Buon Anno Nuovo.💫✨ #2025 #2026 #calabria #storia

Video a cura di Andrea Crocco, membro dell’Osservatorio Giovani Universitari

Testo a cura di Quintino Berardi, coordinatore dell’Osservatorio Giovani Universitari

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GIORNATA DI STUDI🌹📖 VOCI CHE CAMBIANO LA STORIA E RESISTONO

A PARTIRE DAI RECENTI VOLUMI

“Donne per la pace noi, afghane”

A CURA DEL TRIENNIO
LICEO CLASSICO “SAN NILO”
13 GENNA 26
ORE 9.30
SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI CORIGLIANO-ROSSANO

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Auguri di Buon Natale 2025!🎄❤️

Con questa immagine che rappresenta la “Tregua di Natale” avvenuta nei giorni attorno al Natale del 1914 in varie zone del fronte occidentale durante la prima guerra mondiale vogliamo augurare a tutti voi un Buon Natale, che non sia solo di tregua, ma di PACE!🎄❤️

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HISTORY GAME – APPRENDERE GIOCANDO🎮👾📚

19 DICEMBRE ORE 15:30-18:00

DA UN’IDEA DI
GIUSEPPE FERRARO

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LA TREGUA DI NATALE – quando la didattica della storia si fa vita📚🔎🎄

19
Dicembre
ORE 16:30
Liceo Classico “San Nilo”
A cura delle classi VB e IVB
Da un’idea di Giuseppe Ferraro

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Le ferrovie d’Italia 1861-2025

Negli anni Quaranta dell’Ottocento Camillo Benso conte di Cavour affermò che «la realizzazione delle ferrovie sarebbe stata determinante nel creare una nazione libera e moderna, trasformando la geografia politica in una rete di scambi e relazioni tra i popoli e i loro territori ». La vicenda delle ferrovie in Italia ebbe inizio nel 1839 con l’inaugurazione del tratto Napoli-Portici. Alla nascita del Regno nel 1861 il treno era ormai simbolo di progresso e unificazione per il paese. Da questo momento la storia della nazione e la storia delle ferrovie si intrecciarono indissolubilmente. Create nel 1905 le ferrovie dello Stato hanno affiancato ogni fase della storia nazionale: dalle guerre mondiali fino alle nuove tecnologie.
Come mostrano le opere di molti artisti nel giro di pochi decenni il treno entrò nella vita quotidiana degli italiani, offrendo lavoro e nuove comodità, e contribuendo a trasformare mentalità e abitudini. La visione di Camillo Benso era dunque divenuta realtà .

A cura di Maria Vittoria Converso

#ferroviedellostato#trenitalia

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“Incontro sul Mondo Tardoantico – Neoplatonismo e Cristianesimo a confronto: i casi studio di Sinesio di Cirene e Proclo ”

Oggi 6 Dicembre è stato inaugurato il terzo ciclo degli incontri del “LABORATORIO DELLO STORICO” con il seminario “Incontro sul Mondo Tardoantico – Neoplatonismo e Cristianesimo a confronto: i casi studio di Sinesio di Cirene e Proclo ” a cura del Dott. Quintino Berardi, Filologia e Storia dell’Antichità (Università di Pisa), coordinatore dell’Osservatorio Giovani Universitari.

Progetto grafico a cura di Anna Sommario, membro dell’Osservatorio Giovani Universitari.

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“Giovani costruttori di pace”

L’iniziativa formativa “Giovani costruttori di pace” si è svolta il 12 novembre presso la Cittadella dei bambini e dei ragazzi di Corigliano-Rossano, promossa dal Polo Liceale con la collaborazione di UCIIM, ISRI e ICSAIC. L’evento era incentrato sull’analisi del complesso conflitto israelo-palestinese, con l’obiettivo di fornire agli studenti strumenti critici per un approfondimento della questione.
La Presidente del Consiglio Comunale, Rosellina Madeo, ha aperto l’incontro evidenziando il ruolo essenziale della scuola come presidio culturale.
Il professor Giuseppe Ferraro ha ricostruito le radici storiche del conflitto, esortando all’educazione alla complessità e alla creazione di un “Laboratorio del tempo presente”. La professoressa Stella Pizzuti ha descritto la situazione come una “profonda ferita” fatta di storia e sofferenza.
Un momento particolarmente significativo è stato il laboratorio storico-didattico curato dagli studenti della classe V B del Liceo Classico “San Nilo” narrato da Nilo Sapia, Anna Sommario, Giada Madeo e supportato da Maria Vittoria Converso e Angelica Kondi. Essenziali le testimonianze dirette di Yousef Salman (Presidente Comunità Palestinese di Roma e Lazio) e della dottoressa Francesca Anna Perri (Rete Nazionale Sanitari Gaza).
L’evento ha ribadito il ruolo fondamentale della scuola nel guidare i giovani a sviluppare il pensiero critico, a comprendere le ragioni delle diverse parti e a maturare posizioni consapevoli dimostrando che una scuola aperta al dialogo è un luogo di crescita civile che forma cittadini capaci di costruire ponti.
Didascalia a cura di Mariagiusy Cirelli, nostra corrispondente territoriale.

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QUANDO LA PACE SI IMPARA DAL SILENZIO: PIETRAPAOLA RICORDA!

Quando la tromba ha intonato “Il Silenzio”, Pietrapaola si è fermata. Un istante di commozione, settant’anni di memoria, un impegno che passa di mano in mano: ricordare per non ripetere

13 Novembre 2025 Antonio Loiacono 

Uno spicchio di luna, ancora sospeso nel cielo chiaro del mattino, vegliava su Piazza Rio mentre Pietrapaola si preparava a un giorno speciale.

La pietra del monumento ai caduti brillava di una luce nuova, come se in quella mattina di novembre la storia avesse deciso di respirare ancora, tra la voce del vento e i passi della gente.

Poi, il silenzio. Non quello dell’attesa, ma quello sacro della memoria: Il Silenzio — il brano più solenne delle cerimonie militari — suonato da un militare del Primo Reggimento Bersaglieri di Cosenza, ha attraversato la piazza come una lama dolce e struggente e le note si sono arrampicate sulle case, trafiggendo l’aria limpida. 

Poco più in là, i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri della Stazione di Scala Coeli rendevano onore ai caduti con il saluto militare.

In quell’istante, Pietrapaola si è fermata. Tutto — il cielo, la pietra, le voci — è sembrato piegarsi in un unico gesto di rispetto.

L’iniziativa, promossa dall’Associazione Ricchizza – Calabresi nel mondo, insieme all’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano (Comitato Provinciale di Cosenza), al Comune di Pietrapaola, all’Istituto Comprensivo Mandatoriccio e ad altri enti e istituzioni, ha riunito cittadini, studenti, autorità civili, militari e religiose in un momento di profonda partecipazione.

Dopo l’alzabandiera e la deposizione della corona d’alloro, la voce dei ragazzi della Scuola Secondaria di Primo Grado di Pietrapaola ha dato vita ai nomi incisi sulla lapide.

Hanno raccontato le storie dei soldati di Pietrapaola con parole semplici e luminose, trasformando il ricordo in una lezione di umanità e appartenenza.

Accanto a loro, l’Esercito Italiano, una squadra guidata dal Colonnello Massimo Salvemini, si schierava composto accanto al monumento testimoniando, con la loro presenza discreta, che la memoria non appartiene al passato, ma al dovere quotidiano di chi oggi serve il Paese.

La seconda parte della cerimonia si è svolta nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove il professor Luciano Crescente, coordinatore dell’evento, ha ricordato come la memoria dei caduti non sia solo un atto cerimoniale, ma una forma di resistenza morale.

Ricordare significa custodire il senso della libertà. Ogni nome inciso su quella pietra è un frammento della nostra identità collettiva, una promessa che ci impegna a difendere la pace.”

            Il suono della tromba sembrava ancora vibrare tra le pareti della chiesa, quando la comunità si è

             raccolta per commemorare anche la Strage di Nassiriya.

Ventidue anni dopo, il 12 novembre continua a portare con sé quella ferita: venti vite spezzate in Iraq nel 2003, simbolo di un sacrificio che unisce idealmente passato e presente, generazioni e uniformi diverse, sotto la stessa parola: servizio.

Nel suo intervento, la sindaca di Pietrapaola, Manuela Labonia, ha restituito al momento tutto il suo valore civile e umano:

Ogni anno, quando ci ritroviamo davanti a questo monumento, non celebriamo soltanto il ricordo. Rinnoviamo un impegno: quello di costruire un futuro degno del sacrificio di quei giovani che partirono senza sapere cosa li aspettava. Hanno lasciato le loro case e la loro giovinezza per un ideale più grande: libertà e democrazia. Oggi tocca a noi custodirli.”

La dottoressa Assunta Scorpiniti, direttrice del Museo Civico di Cariati, ha parlato con la passione di chi ha fatto della memoria la propria missione:

La memoria è una maestra severa ma indispensabile. Non serve solo a ricordare il dolore, ma a trasformarlo in consapevolezza. Dobbiamo educare i nostri giovani a riconoscere le radici della guerra — egoismo, avidità, indifferenza — per scegliere ogni giorno la via opposta: quella della pace.

La dottoressa Mirella Pacifico, dirigente dell’Istituto Comprensivo Mandatoriccio, ha affidato invece ai ragazzi un compito che suona come una promessa:

Questi studenti sono i custodi del domani. Ricordare significa imparare a scegliere la pace, a costruirla con gesti quotidiani. Ogni parola ascoltata oggi è un seme che potrà germogliare nel loro futuro.”

Nel suo saluto, Vincenzo De Vincenti, presidente dell’Associazione Ricchizza, ha espresso un pensiero che racchiude il senso profondo dell’evento:

Questa giornata ci ricorda che il nostro legame con il territorio non è solo affettivo, ma civile. L’Associazione Ricchizza sarà sempre pronta a collaborare con le istituzioni e con la scuola per valorizzare le nostre radici, perché la memoria non è nostalgia: è il fondamento su cui costruire il futuro.”

Le sue parole, pronunciate con semplicità, hanno restituito l’immagine più autentica di Pietrapaola: una comunità piccola ma fiera, capace di unire passato, presente e futuro in un unico abbraccio.

Il professor Giuseppe Ferraro, direttore del Comitato Provinciale dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, ha offerto una riflessione ampia e lucida sul ruolo della Prima Guerra Mondiale nella trasformazione geopolitica dell’Occidente, ricordando come ogni conflitto lasci dietro di sé fratture che attraversano i secoli.
La storia –ha sottolineato- non è solo cronaca di battaglie, ma memoria di scelte collettive che ancora oggi definiscono chi siamo.”

Accanto alle autorità civili e militari, la presenza di don Raffaele Forellino, amministratore parrocchiale di Pietrapaola, ha donato alla mattinata un tono spirituale e familiare.

Nel suo breve ma intenso saluto, ha invitato tutti a vedere in quella cerimonia “non solo un rito di memoria, ma un gesto di fede nella vita, un segno di continuità tra chi è stato e chi sarà.”

A conclusione della cerimonia, Luciano Crescente ha citato il mito greco di Pólemos e Eirene — la guerra e la pace — ricordando che la loro contesa è eterna, ma non inutile.

Poi, i versi del poeta Vito Sorrenti, tratti dalla lirica Non canto i sussurri del vento (2024), hanno sigillato il momento con un messaggio che attraversa il tempo: “ci sono valori che non invecchiano, che sopravvivono ai secoli perché appartengono all’anima dell’uomo”.

Quando la cerimonia si è conclusa, la luna era scomparsa del tutto, inghiottita dalla luce chiara del mattino.
Eppure, il suo riflesso sembrava restare sulle pietre del monumento, come un segno silenzioso di continuità.
Pietrapaola ha salutato i suoi caduti con rispetto e gratitudine, ma anche con la consapevolezza che la pace non è un dono: è una responsabilità che si rinnova, ogni giorno, in ogni gesto.

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Oriolo, 4 novembre 2025 – Festa dell’Unità d’Italia e delle Forze Armate.

Intervento del Comm. Prof. Vincenzo Toscani.

Nicola Giannettasio, un soldato della “Grande
Guerra” e un luminare della chirurgia (Oriolo,
1866 – Firenze, 1925)

Nicola Giannettasio, che tutti chiamavano “Il
Professore”, nacque in Oriolo (CS) nell’omonimo
Palazzo del “Rione Terra” il 24 gennaio 1866 da
Giuseppe di Antonio e dalla baronessa Rosina De
Simone di Rossano. Nello stesso giorno il padre ne
dichiarò la nascita a Giorgio Ferrara, sindaco e
Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Oriolo,
dichiarando di volergli dare il nome di Nicola,
Alfonso, Luigi.

Atto di nascita di Nicola Giannettasio

Già dalla prima infanzia Don Nicola provò le prime sofferenze. Aveva tre anni quando morì il padre Giuseppe, deceduto il 5 settembre 1869 e sepolto nella Chiesa Madre di Oriolo. A sei anni perdette il fratello Alessandro. Donna Rosina fece erigere nella Chiesa Madre due lapidi: una lapide tombale per il marito Giuseppe e una lapide commemorativa per il figlio Alessandro. Rimasero in casa soltanto Giorgio, Felicia, Aura e Nicola. Nicola visse i primissimi anni fra Oriolo e Rossano dove c’erano i nonni materni. Ricordò sempre Rossano come una seconda patria.

A sette anni fu mandato a Grosseto, presso il “Regio Convitto Vittorio Emanuele”, dove studiava il fratello Giorgio. Vi rimase fino alla classe II Liceo. Non completò gli studi perché, volendo avviarsi alla carriera militare, si iscrisse all’Accademia di Modena. Dissuaso dalla madre, prosegui gli studi classici al Liceo “Tolomei” di Siena. Fu a Siena che, a soli 26 anni e “a pieni voti assoluti”, si laureò in Medicina il 30 giugno 1892. Appena laureato, cominciò ad esercitare la sua professione di medico a Oriolo, ma i suoi traguardi erano da realizzarsi altrove. 

A 27 anni iniziò la sua carriera universitaria a Siena. Nel 1898 era a Bologna. Nel 1908 si trasferì a Firenze dove ricoprì la carica di “Professore Pareggiato di Clinica Chirurgica, Medicina Operatoria e di Traumatologia nel R. Istituto di Studi Superiori e di Direttore – Chirurgo primario dell’Ospedale “San Giovanni di Dio”. Firenze fu la sua terza patria e a Firenze pubblicò nel 1923: L’Ospedale di S. Giovanni di Dio: La sua storia, la sua chirurgia. Il S. Giovanni di Dio gli ricordava l’Ospedaletto, che lui voleva costruire a Oriolo, ma che non realizzò per contrasti politici. 

A memoria d’uomo si ricordano gli interventi a cittadini, affetti da appendice infiammata o da ernia crurale, nel suo studio di Oriolo, che aveva attrezzato a piccola sala operatoria. Ovviava alle infezioni post operatorie utilizzando come disinfettante il Clorosol Giannettasio, da lui creato.

Il 28 dicembre 1908, alle ore 5:20:27 la Calabria meridionale e la Sicilia furono sconvolte da un forte terremoto dell’XI grado Mercalli, seguito da un maremoto, provocò 200mila morti fra Messina e Reggio Calabria. Fra le macerie accorse il calabrese Nicola Giannettasio con i suoi medici e infermieri. Accorse anche un gruppo di volontari cosentini, guidati da Pietro Mancini, padre di Giacomo, che aveva aperto a Cosenza una sezione del Partito Socialista.

Il 28 giugno 1914 durante una manifestazione a Sarajevo l’erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico l’arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sophie subirono un attentato, provocando la morte di entrambi. Questa fu la scintilla che il 28 luglio 1914 fece scoppiare la Prima Guerra Mondiale o “Grande Guerra”. Il 24 maggio del 1915 l’Italia entrò in guerra contro l’impero Austro-Ungarico. Tra il giugno e l’agosto 1916 una Commissione istituì ed attrezzò cinque ambulanze chirurgiche, che erano degli ospedali chirurgici mobili, dotati di speciali attrezzature in modo da operare i feriti in condizioni difficili. Il personale medico era composto da un maggiore medico, che fungeva da direttore e 9 ufficiali medici. Le ambulanze chirurgiche sorsero per risolvere uno dei più grandi e discussi problemi della chirurgia di guerra e cioè il trattamento delle ferite cavitarie e soprattutto delle ferite penetranti dell’addome. 

Il tenente colonnello Nicola Giannettasio, spinto dall’amore per la Patria, sebbene cinquantenne la volle servire, mettendo a disposizione la sua esperienza di provetto chirurgo. Aderì all’arruolamento da volontario e gli fu assegnata la IV Ambulanza Chirurgica d’Armata in qualità di direttore. Partì da Bologna per il fronte il 2 giugno 1916. L’8 agosto era con la sua Ambulanza a Falcade, in provincia di Belluno, ai piedi della Marmolada, per garantire l’assistenza medico-sanitaria ai soldati feriti in vicinanza delle zone di combattimento. Quando gli Austriaci abbandonarono “la città fra i ghiacci”, che avevano costruito al di sotto del ghiacciaio e nella roccia, l’esercito italiano fu spostato lungo la linea del Piave a seguito dello sfondamento di Caporetto nell’ottobre 1917.

Dalla Marmolada il Giannettasio fu destinato a Gradisca sulla riva destra dell’Isonzo nei locali di una ex caserma austriaca. Un’infermiera volontaria della Grande Guerra, così ricordò: “Noi siamo al piano superiore e di sotto a noi è la quarta Ambulanza Chirurgica d’Armata del prof. Giannettasio, con feriti gravissimi, tutti cranici, addominali e spinali”. I feriti provenivano dai fronti del Carso, dai Monti S. Michele, S. Martino, dove combatté Giuseppe Ungaretti. Sul fronte di Gradisca operavano dei soldati oriolesi, che certamente incontrarono il loro concittadino per parlare delle loro famiglie e delle festività dei Santi Patroni: S. Giorgio e S. Francesco di Paola. 

Sul Carso operava l’XI Corpo d’Armata e allora l’ufficiale medico Giannettasio fece sistemare la IV Ambulanza nelle grotte di Devetaki, nel Vallone del Carso, a 3-4 km dalle trincee per soccorrere, operare e curare i feriti più gravi nel più breve tempo possibile. Il Giannettasio operava H 24 o, addirittura, per 36 ore di seguito. In due anni, dal 1916 al 1918, furono soccorsi quasi seicento feriti all’addome e al torace. La metà degli operati guarì completamente. Il Giannettasio a pagina 87 del suo libro Gli addominali di Guerra definì la sua opera: “chirurgia delle Grotte”. 

Dal 12 novembre 1917 al 15 aprile 1918 l’Ambulanza operò nei pressi di Treviso e il 15 aprile “ebbe l’ordine di trasferirsi a Falzè, a sud del Montello”. 

Dal 24 ottobre al 4 novembre 1918 ci fu la battaglia di Vittorio Veneto o “terza battaglia del Piave”. La sua Ambulanza era a 7 km dalle trincee di prima linea sul Montello. Il Giannettasio “vide la rotta disordinata degli Austriaci e salutò la vittoria delle armi italiane sul Piave”. Il 4 novembre 1918 entrò in vigore l’armistizio fra l’Italia e l’Impero Austro-Ungarico che dette fine alla guerra, durata 4 anni e 106 giorni. Ai combattenti fu donata una medaglia ricordo e il titolo di “Cavalieri di Vittorio Veneto”.

Don Nicola, abbandonato l’abito militare, ritornò al suo Ospedale di Firenze dove morì il 17 giugno 1925. Aveva 59 anni. 

Così scrisse di lui il primario del S. Giovanni di Dio: “Uomo Grande ed universalmente amato… Scienziato e chirurgo di altissimo valore. Egli avrebbe potuto, se avesse voluto, assurgere ai più alti onori ed alle più grandi ricchezze. Invece è morto quasi povero, nella semplicità nuda della sua camera d’ospedale… Egli visse soprattutto per i poveri e pei sofferenti di cui si sentiva fratello, elargendo a piene mani il danaro, che era il frutto del suo lavoro e i tesori inesauribili del suo spirito elevatissimo”.

Le sue spoglie riposano a Firenze nel cimitero monumentale di S. Miniato al Monte.

L’illustre Oriolese volle fare la sintesi della sua vita con la frase scolpita per sua volontà sulla tomba: Qui giace un Umile che molto soffrì e molto beneficò

Per onorare “l’Illustre Estinto” furono costituiti dei comitati per le onoranze nei paesi che più amò: Oriolo, Rossano Cal., Firenze. 

A Rossano, dove fu Direttore sanitario onorario, gli fu intitolato l’Ospedale, che ancora oggi porta il suo nome e fu eretto un busto uguale a quello di Oriolo.

A Firenze, nell’ospedale “S. Giovanni di Dio”, fu posta una lapide su cui si legge: NICOLA GIANNETTASIO CHIRURGO GINECOLOGO INSIGNE QUI DIRETTORE SAPIENTE BENEFICÒ DAL 1909 AL 1925.

A Oriolo il 21 novembre 1926 un Comitato, appositamente costituito, decise di dedicargli una lapide, poi affissa sulla parete di Palazzo Giannettasio in Via della Concezione. Si legge: 

In questa casa nacque il 24 gennaio 1866 il Prof. Niccola Giannettasio morto in Firenze il 17 giugno 1925 patologo e chirurgo insigne che facendo della scienza strumento di bene dalla magione ai tuguri della trincea agli ospedali dalla cattedra alle case di cura agli eletti e agli umili prodigò ovunque i tesori della sua sapienza il paese nativo grato e memore 1927 – Anno V

Contestualmente fu deciso di erigere un monumento in bronzo in Piazza dell’Incoronata, dove oggi si trova, e di intitolargli il corso, oggi noto come “Corso Giannettasio”.